Università  degli Studi di Milano - Facoltà  di Medicina e ChirurgiaelleRSLaboratorio di Responsabilità  SanitariaElleRS
   
AFORISMI e CITAZIONI

FRECCIADALL'EDIFICIO DELLA SEZIONE DI MEDICINA LEGALE E DELLE ASSICURAZIONI

FRECCIASULLA MEDICINA
FRECCIASULLA MEDICINA LEGALE
FRECCIASUL DIRITTO
FRECCIASULLA RESPONSABILITÀ in genere... ed in particolare “SANITARIA”
FRECCIAVARIE ED EVENTUALI


FRECCIADALL'EDIFICIO DELLA SEZIONE DI MEDICINA LEGALE E DELLE ASSICURAZIONI

Dante Alighieri - Divina Commedia - Paradiso XIII - 112-114
Dante Paradiso XIII
"E questo ti fia sempre piombo a' piedi,
per farti mover lento com' uom lasso
ed al sì ed al no che tu non vedi"

Nel canto XIII del Paradiso Dante si trova nel Cielo del Sole, ove risiedono le anime dei sapienti. Qui si trova la lezione di San Tommaso D’Aquino dedicata ad un tema cruciale della Commedia dantesca, ovvero l’incapacità della mente umana di sondare in profondità il pensiero divino e l’essenza della sua giustizia. Si tratta di una vera e propria lezione dottrinale sul modello d’insegnamento universitario del tempo: il metodo aristotelico deduttivo basato sulla logica.
San Tommaso D’Aquino dirime il secondo dubbio di Dante, suscitato nel canto X: qui Tommaso, presentando la prima ruota dei Sapienti, ha affermato che la sapienza di Salomone non ha avuto pari tra gli uomini. Ciò appare a Dante in contraddizione: egli si chiede come si possa affermare di Salomone, se Dio ha infuso al massimo grado la sapienza in Adamo e in Gesù, che "a veder tanto non surse il secondo".
Tommaso spiega che non vi è contraddizione, in quanto se in Adamo e Cristo è stato raggiunto il massimo della perfezione umana, in Salomone si è espressa la massima sapienza utile a regnare: “acciò che re sufficiente fosse”. Tommaso corolla la sua spiegazione con una constatazione: i re sono molti, ma “i buon son rari”, ovvero coloro che sanno governare con senso di giustizia terrena ma nel rispetto delle leggi e dei voleri divini. Ancora, afferma che il mondo è pieno di “stolti”, ovvero proprio coloro che non sanno comprendere che due verità possano coesistere.
Dalla spiegazione si passa, a conclusione, ad un vero e proprio monito: occorre porre cautela nei giudizi prima di negare qualcosa che non si comprende perfettamente. Chi nega o afferma in modo precipitoso agisce da stolto, perché il giudizio affrettato porta all’errore e blocca la mente. La complessità della realtà deve essere motivo di prudenza nel porre giudizi, di fronte “al sì e al no che tu non vedi” occorre, cautamente, saper distinguere; stolto fra gli stolti è dunque colui “che sanza distinzione afferma e nega”.
in tema di responsabilità professionale sanitaria, scriveva il Prof. Antonio Farneti:
"Ritengo la perizia in tema di responsabilità professionale medica una delle attività più complesse, ardue e irte di difficoltà della nostra specialità. Le difficoltà sono di ordine tecnico e psicologico: il primo aspetto riguarda la necessità di fornire un prodotto chiaro, motivato, argomentato, documentato in maniera adeguata e ovviamente comprensibile al Giudice che è un profano. Il secondo aspetto concerne la necessità di valutare il comportamento tecnico di un collega, ciò che psicologicamente può essere disturbante, nella consapevolezza che spetterà al giudice la conclusione, ma che la perizia, se bene articolata, è fortemente condizionante la conclusione stessa. In questo settore, più che in qualsiasi altro, quantomeno tra quelli di interesse medico giuridico, la valutazione del tecnico è molto vincolante, molto importante, molto influente sul libero convincimento del magistrato. Che in tal caso è assai meno “libero” che in altri. Questa consapevolezza rende assai responsabilizzante l’attività del perito sì da essere consigliata per chiunque la massima dantesca contenuta nel XIII canto del Paradiso e che si trova riportata sul frontone dell’Aula Magna dell’Istituto di Milano “E questo ti fia sempre piombo a piedi per farti muover lento com' uom lasso ed al si ed al no che tu non vedi”". [1]
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Dante Alighieri - Divina Commedia - Paradiso XIII - 112-114
Dante Paradiso III
"E 'n la sua volontade è nostra pace:
ell' è quel mare al qual tutto si move
ciò ch'ella crïa o che natura face"


Dante parla con Piccarda Donati. Si chiede se le anime del cielo della Luna provino invidia nei confronti delle altre più vicine a Dio. Piccarda risponde che nel Paradiso ogni spirito è perfettamente felice, perché la letizia che Dio infonde è proporzionata alla capacità di godere di ciascuna anima. Dio ha assegnato ad ognuno un posto particolare nel regno dei cieli, a seconda dei meriti. Viene qui svelato il principio fondamentale del Paradiso: la beatitudine non è altro che il volere di Dio, e perciò volere ciò che Dio stesso vuole, perché "e’n la sua volontade è nostra pace".
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FRECCIASULLA MEDICINA

W. Osler (1849-1919)
"La medicina è la scienza dell'incertezza e l'arte della probabilità"
K. Popper, "Conjectures and Refutation", The Growt of Scientific Knowledge, London, 1993
"Noi non siamo studiosi di certe materie, bensì di problemi. Ed i problemi possono passare attraverso i confini di qualsiasi materia o disciplina"

Paolo Zacchia, prefazione alle "Quaestiones medico-legales"
"Io, per parte mia, giudico che i maestri sian da tenere in sommo onore: ma che pensare anche contro i loro dogmi non solo non sia da disapprovare, ma anzi sia da lodare, non solo sia da non trascurarsi, sibbene da desiderarlo: solo così infatti la verità si fa luce ogni giorno di più, anche da quelle cose che si affermano contro la verità stessa"

Richard Smith, "Thoughts for new medical students at a new medical school", BMJ 2003; 327:1430-3
"[...] evitate la trappola di pensare che dovete sapere tutto. Anche se aveste conosciuto tutto alle sei di questa mattina (cosa che, naturalmente, non potrebbe mai essere), non potrete conoscere tutto a mezzogiorno - perchè migliaia di nuovi studi saranno stati nel frattempo pubblicati; [...] l'incertezza è legittima e mettere in discussione le conoscenze ricevute deve essere incoraggiato [...] metà di quello che imparerete durante gli studi universitari risulterà del tutto sbagliato o comunque sorpassato entro cinque anni dalla vostra laurea; il problema è che nessuno può dire quale metà [...]"
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FRECCIASULLA MEDICINA LEGALE

F.E. Fodere, 1799
“La Medicina Legale è la applicazione delle conoscenze mediche alla amministrazione della giustizia”.
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FRECCIASUL DIRITTO
F. Stella, "La giustizia e le ingiustizie", Ed.Il Mulino, 2006
"Gli studenti [di Giurisprudenza, ndr] vengono così a trovarsi in una situazione davvero singolare: non sanno cos'è la giustizia, ma riescono a riconoscere senza esitazione una situazione di ingiustizia"
D'Agostino F, Viola F: "Bioetica. Nella prospettiva della filosofia del diritto", III ed. ampliata, Giappichelli Ed., 1998
"Anche se proprio questo è quello che fa, quando entra in relazione con lui, nulla è più lontano dalla mente del paziente di entrare col medico in una relazione giuridica; e nulla dovrebbe essere più lontano dalla mente del medico della considerazione della propria professione in termini strettamente normativi e contrattuali"
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FRECCIASULLA RESPONSABILITÀ in genere... ed in particolare "SANITARIA"

B. Ramazzini, "De morbis artificum diatriba", 1713
"E' giusto preoccuparsi della salute dei becchini la cui opera é tanto necessaria; é giusto dal momento che sotterrano i corpi dei morti insieme agli errori dei medici. E’ giusto che la medicina contraccambi, per quanto può, l’opera svolta dai becchini nel salvaguardare la reputazione dei medici"
S.Vegetti Finzi, "Educarsi ed educare alla responsabilità", Centro Nuovo Umanesimo, Conferenza sabato 1° dicembre 2001, consultabile online al sito: http://www.cnu.it/conferenze/conf2.htm
"La parola responsabilità deriva dal latino "respondere" quindi "rispondere" che, a sua volta deriva da "re-" indicante il ripetersi dell’azione in senso contrario, e "spondere" "promettere" quindi "fare una contropromessa" "promettere di rimando".
Responsabilità è la necessità di rispondere alle aspettative legate al proprio ruolo e l'impegno nel raggiungere gli obiettivi.
Mi è sembrato un po’ poco, tanto più che nella mia mente, assai fantasiosa, girava un’altra etimologia che gli antichi avrebbero chiamato "varroniana", vale a dire sbagliata, immaginaria, che collegava responsabilità con res, "le cose", e con pons, pondus "il peso delle cose". Mi ero fatta l’idea che volesse dire: "saper sopportare il peso delle cose". Un’etimologia del tutto scorretta, che non ha nessun fondamento ma, a dispetto della linguistica, continua a sembrarmi più pregnante di quella del dizionario, così generica, così vaga da dimenticare il coinvolgimento del corpo, l'impegno anche fisico che la responsabilità richiede a chi l'esercita, così come trascura la dimensione sociale che l'attraversa
".
Osho, "La Via del Cuore"
"La parola responsabilità è stata sempre usata nel modo sbagliato. Dà una sensazione di peso: è una cosa che devi fare, un dovere; se non ti comporti con responsabilità, ti sentirai in colpa. Ma io vorrei ricordarti che la parola 'responsabilità' non ha nessuna di queste connotazioni. Spezzala in due - respons-abilità - e otterrai tutt'altra prospettiva, un significato completamente diverso. Respos -abilità non è un peso, né un dovere. Non è qualcosa che devi fare contro la tua volontà. Respons-abilità indica semplicemente la risposta spontanea. Qualsiasi situazione si presenti, tu vi rispondi con gioia, con tutta la tua totalità e intensità. E questa risposta non cambierà solo la situazione, ma anche te stesso"
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FRECCIAVARIE ED EVENTUALI
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[1] A. Farneti: "L'accertamento medico-legale nel processo penale", consultabile online alla pagina:
http://appinter.csm.it/incontri/relaz/12184.pdf